Intervista a Massimo Cigana

Quando si parla di Massimo Cigana,
bisogna partire da lontano. Certo perché la sua storia di atleta è veramente colma di interessi e stravaganze. Massimo parte dal ciclismo sin da piccolo fino a diventare un Professionista nello stesso, confrontandosi con i più grandi campioni e incontrandoli sui più importanti campi gara del Mondo, e trovandosi anche al fianco di quella che è stata e sarà sempre una icona mondiale del nostro sport: Marco Pantani, il pirata, un incontro sicuramente importante e fondamentale nella carriera di Massimo. Poi, dopo anni di questo sport ecco la stravaganza di Massimo: passaggio al triathlon e non così tanto per esserci, ma da subito decide di entrare dalla porta principale per diventare nel giro di poco tempo un protagonista assoluto non solo a livello nazionale ma anche internazionale.

Massimo, la prima domanda, da grande appassionato, è: dopo una vita in sella ad una bici e migliaia e migliaia di chilometri sulle gambe, come è nata la conoscenza del triathlon?

Sapevo cos’era il triathlon e come si svolgeva. Come gare ne conoscevo due: una era l’ironman per eccellenza e cioè quello delle Hawaii e poi Bardolino perché incrociavo sempre i concorrenti in gara quando ero in raduno ciclistico con la mia squadra sul lago di Garda. Mai avrei pensato di praticare questo sport. La mia vita era il ciclismo. Ho incominciato a praticare triathlon solamente per una serie di circostanze casuali. E’ infatti grazie a Stefano Rossi che ho incominciato. Lui mi seguiva già nella mia carriera ciclistica attraverso i giornali e gli appassionati del luogo. Il destino volle che ci incontrassimo per la prima volta nel 2001 dal meccanico dove entrambi ci affidiamo. Era il primo giorno che uscivo da casa dopo quasi tre mesi. Giravo ancora in stampelle. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere si offrì di aiutarmi, in piscina, a ricostruire i muscoli “evaporati” dopo tante settimane passate disteso a letto. Ero circa venti chili in meno di adesso. Lui mi seguì nelle ore e ore passate in acqua insegnandomi gli esercizi da fare. Quando decisi di smettere con il ciclismo a fine 2003, mi convinse ad unirmi negli allenamenti di nuoto al gruppo di triatleti all’inizio del 2004. I primi allenamenti facevo fatica ad arrivare in fondo alla vasca di 25m. Da lì a pochi mesi incominciai a gareggiare in questa nuova disciplina.

Tu sei arrivato alle long distance per gradi, passando dagli sprint, agli olimpici e via via all’Ironman. Molti identificano il triathlon nel fare l’Ironman come obiettivo finale, tu credi sia fondamentale invece passare prima da queste distanze intermedie?

Sicuramente sì. Il primo anno ho partecipato a sprint e olimpici, il secondo ho allargato il raggio ai mezzi ironman e al termine del terzo feci il mio primo ironman. Bisogna costruire prima una base di fondo altrimenti si rischia di farsi del male. Io ero avvantaggiato dal mio background ciclistico.

Nel passaggio dal ciclismo al triathlon hai trovato maggior difficoltà di assimilazione nella frazione natatoria o maggiormente nella corsa?

Sicuramente natatoria. Il nuoto, purtroppo, è estremamente tecnico. La sensibilità , l’acquaticità , lo scivolamento, la presa e lo spostamento dell’acqua lo impari da piccolo fino ai 12-15 anni, dopodiché è sempre più complicato. Io ho incominciato a 30 anni perciò di difficoltà ne ho trovate un marea. Negli anni sono sicuramente migliorato ma non diventerò mai forte come il primo gruppo di nuotatori. Questo mi fa arrabbiare molto perché non posso sfogare la forza fisica vincolata dal gesto tecnico. Nella corsa invece, dopo la difficoltà di adattamento muscolare del primo periodo usando muscoli antagonisti, ho incominciato a correre forte abbastanza velocemente, probabilmente perché il gesto è simile a quello del ciclista.

Il 2009 è stato per te, Massimo, un grande anno con molte soddisfazioni, soprattutto hai strappato la slot per Kona 2010 e hai conquistato uno splendido terzo posto siglando il miglior tempo assoluto italiano su distanza Ironman 8h28’04”. Raccontaci le emozioni a poche centinaia di metri dall’arrivo.

E’ stata sicuramente una bella emozione. Anche se avevo un gran mal di gambe mi è venuta la pelle d’oca negli ultimi 500m, quando ormai ero sicuro del podio, incitato dalla moltitudine di gente ai margini della strada. Confesso che è stato un bicchiere mezzo pieno. Purtroppo le condizioni del mare sono state fatali per l’esito finale della gara. Sono convinto che avrei potuto vincerlo se il mare fosse stato piatto come era fino al giorno prima. Purtroppo la mattina della gara il vento ha incominciato a spirare forte dal mare agitandolo non poco. Non essendo un nuotatore di frequenza ho pagato molto la presenza delle onde non riuscendo mai a prendere il ritmo. Sono stato costretto ad affrontare tre quarti della bici da solo lottando con un vento infernale. Anche il tempo finale poteva essere decisamente migliore… sarà per la prossima volta.

Questo risultato per te è un punto di partenza oppure ad oggi pensi di aver già segnato un passo importante? 8h28’04” non sarà certo facile in Italia abbassarlo….. però puoi sempre riprovarci tu…

La conclusione di un ironman è il punto di partenza per quello successivo. Ogni volta fai tesoro di quello precedente per correggere gli errori fatti modificando ritmi e tattica tentando di raggiungere l’equilibrio perfetto. Per quanto riguarda il tempo sono convinto di fare attorno le 8h 15’
All’inizio Massimo hai gareggiato abbastanza in Italia ma ben presto ti sei spostato su appuntamenti internazionali, scelta dettata da cosa? Non credo solo dal montepremi….

All’inizio ho gareggiato in Italia perché non ero in grado di confrontarmi con l’elite mondiale. Quando ho raggiunto livelli accettabili, essendo un tipo ambizioso, ho incominciato ad andare all’estero dove il triathlon è molto popolare. E bello gareggiare ai massimi livelli di importanza e magari vincere. Ti dà un’emozione particolare.
Cosa manca al triathlon italiano? E da atleta, cosa ti senti di suggerire?

Mancano eventi di livello mondiale che spero avvengano presto e poi c’è uno scarso interesse mediatico. Purtroppo in Italia sembra che esista solo il calcio e non si dà importanza agli altri sport o per lo meno assai poca. Se anche la stampa ne parlasse un po’ aiuterebbe il sistema a crescere attirando anche l’attenzione degli sponsor.

Pensi che ti vedremo impegnato nei programmi della Nazionale?

Penso che farò il campionato mondiale long distance in Germania visto che il percorso ciclistico si adatta alle mie caratteristiche essendo piuttosto impegnativo. Permette buoni recuperi.

Nello scenario mondiale su distanza Ironman quale vedi l’atleta più completo e invece quale un talento emergente? Lo chiedo a te che sei sempre lì con i primi fianco a fianco e sicuramente hai la possibilità di verificare le caratteristiche di ognuno.

Il più completo in questi ultimi due anni si è dimostrato essere Alexander. Va veramente forte in tutte e tre le frazioni e in più è dotato di estrema intelligenza tattica. Talenti emergenti non saprei, sicuramente i due giovani dell’est che mi sono arrivati davanti, Kotshegarov e Kriat promettono bene, visto che entrambi erano all’esordio sulla distanza.

C’è qualche sport alternativo che pratichi per compensare, ad esempio Spinning, sci, sci di fondo o altro?

No, mi dedico solamente al triathlon. Penso che i tre sport praticati siano già sufficienti.

Con l’alimentazione che rapporto hai, sei maniacale e attento o ti concedi un po’ di tutto?

Non sono per niente maniacale, mi concedo di tutto senza esagerare

Il 70.3 di St. Polten è una gara alla quale sei affezionato. Come sta andando la sua preparazione anche in virtù del problema al piede?

Purtroppo ho avuto grossi problemi al tallone e al tendine d’Achille che sto ancora cercando di sistemare. La mia preparazione è stata alquanto rallentata visto che non ho praticamente corso a piedi da metà Gennaio fino a metà Aprile. Ho appena ricominciato anche se ho ancora problemi. Mi restano solo quaranta giorni per cercare di correre discretamente. St. Polten è una gara a cui tengo in particolar modo visto che l’ho vinta nel 2008.

Massimo, ci prometti che quest’anno ti vedremo in qualche gara italiana?

Certo che mi vedrete in Italia. Appena posso ci sarò!à

Un’ultima domanda: tu porti sempre la bandana……..ha qualche legame con quella di Marco Pantani?

Ho incominciato ad usarla da ciclista alla Mercatone Uno. Mi trovo bene perché è leggera, non dà fastidio, mi ripara dal sole o dal freddo.

Certo confrontarsi e farsi regalare emozioni da campioni di questo calibro…..da appassionato e praticante della multidisciplina, fa sempre un certo effetto. Si comprende come un trascorso agonistico sia dentro te Massimo, questo sicuramente oltre ad una dote innata è una marcia in più e lo dimostrano i tuoi risultati e la tua voglia di migliorarti. A St Polten saremo insieme anche se saranno due gare diverse la mia e la tua…però mi prometti una nuova intervista sotto il “Podio”? Noi continueremo a guardare Massimo e il tricolore che sventola sopra il gradino più alto….grazie di cuore…..Fabio

 

Fonte: italiatriathlon.it