E fanno settantaquattro.

Massimo Cigana torna nella terra di Montalbano e fissa il  74mo sigillo della sua seconda vita agonistica  scrivendo un’altra pagina importante in una storia che sembra un po’ un romanzo “travagliato”  nello stile di Camilleri.

Ma con la Sicilia Cigana c’entra poco, se non fosse che a Trapani, dove ieri si correva il “Trapaniman” un half triathlon dove il sole ti abbrustolisce la pelle più che altrove perchè risplende sulle saline,  era il  sovrano in carica e voleva riconfermarsi al trono.

Lui infatti è di Carpenedo, dalle parti di Mestre,  più avvezzo alla Laguna e ai venti che soffiano dalle sue parti che al caldo scirocco siciliano. Ma tant’è. Il campione della“Eroi del Piave ” di Pavanello  voleva vincere e ha vinto anche se non è stato facile: “Ho difeso il titolo al “Trapaniman”  in un gara impegnativa per  un vento fortissimo che ci ha torturato per tutta la gara- racconta-. Tanta fatica ma resta la soddisfazione di aver portato a casa un’altra bella vittoria”. Ed è un onore per tutti. Perchè anche quest’anno la manifestazione organizzata da Zona Cambio di Pietro Rallo ha avuto l’onore di avere il re che si merita.

Bella storia quella di Massimo Cigana che tanti ricordano qualche anno fa nella Mercatone Uno in  squadra conMarco Pantani. “Gregario”, una parola che ne contiene tante altre, soprattutto aggettivi che quando si racconta il ciclismo si usano spesso: tenace, altruista, generoso, fedele…Perchè nel ciclismo funziona così.  E così sono i racconti, l’epica, le storie.  Ma la storia ciclistica di Cigana finisce nel 2003 con il Giro di Lombardia. L’ultimo. Poi ne comincia un’altra che ormai è quella di oggi, quella di un triatleta tra i più forti che se la gioca sempre e spesso vince. Un racconto che comincia per caso, perchè quasi sempre capita così: “Si è vero ho iniziato a pensare al triathlon perchè più o meno quindici anni fa- racconta- mi sono trovato in una piscina dove dovevo fare riabilitazione dopo una caduta ed alcune fratture parecchio serie. Settanta giorni a letto che mi avevano completamente divorato i muscoli.  E mentre facevo ginnastica in acqua ho conosciuto alcuni triatleti…”.

Forse una scintilla, forse era destino sta di fatto che da zero Cigana riparte. Ricomincia con una serie di sprint e  di olimpici e ricomincia anche a vincere.  Poi allunga l’orizzonte e nel 2008 a St. Polten è il primo italiano a finire a braccia alzate un mezzo Ironman.

Un assolo sulle note dei Pink Floyd o degli U2 o di Vasco  cui ne seguiranno altri. “Le vittorie sono arrivate- ricorda Cigana – ma quella a cui sono più affezionato è quella del 2009  nel triathlon lungo dell’Alpe d’Huez. Una gara durissima con tre passi ma vincere su quella salita per uno che ha corso in bici ha un sapore diverso, difficile da raccontare…”. Ciclismo e triathlon, triathlon e ciclismo. Spesso la differenza la fa in bici, impara a correre ma nel nuoto un po’ soffre. Come un paio di settimane fa in Sardegna, nell’Half di Chia Laguna dove il mare gli ha fatto perdere qualcosa e il rientro sullo sloveno Matic Modic è sfumato di poco. ” Rispetto a quando correvo in bici vado un decimo- ammette il campione mestrino-  Perchè qui bisogna anche nuotare e correre e perchè  in bici mi alleno meno. Rispetto alle corse in bici in triathlon è meno duro. Una tappa del Giro o un classica le corri quasi sempre fuori soglia, un ironman o un mezzo si gioca più su potenza e resistenza”. E di full distance Cigana se ne intende.  Ne ha corsi parecchi e cinque anni fa a Kona è stato lui a difendere i colori azzurri in quello che è a tutti gli effetti il mondiale sulla distanza: “Purtroppo non ci sono arrivato come bene- ricorda- Ero reduce da un infortunio ma ho deciso di farlo ugualmente e ho finito trentesimo assoluto”.

Tornerà forse a metterlo nel mirino. Quest’anno intanto, dopo Chia e Trapani, punterà su Copenhagen dove l’8 maggio si corre il Powerman, campionato di duathlon lungo e a luglio su Poznan in Polonia per gli Europei sulla distanza completa: <In mezzo correrò il 5 giugno la prima edizione del Challenge Venice– annuncia Cigana– Perchè mi piace l’idea di nuotare a Venezia e perchè quelle strade le conosco come le mie tasche. So dove sono anche le crepe dell’asfalto. Una gara facile? Può essere ma io consiglio a tutti di fare molta attenzione al vento e non è detto che un percorso completamente piatto alla fine sia più semplice.” Parola di ciclista. Ma ormai è parola di triatleta…

Fonte: blog.ilgiornale.it

Il fortissimo TRIATHLETA italiano ha scelto MS TINA come partner tecnico per la stagione 2015, offrendosi come testimonial e tester dell’ ampia gamma di prodotti per ciclismo ,triathlon e running, che la nostra azienda può offrire.

Grazie MASSIMO e benvenuto nel nostro TEAM !!!

 

2 Maggio 2015: Massimo Cigana è il vincitore della prima edizione del “Sardinia Half Triathlon”, gara internazionale sulla mezza distanza organizzata a Cagliari e litorale di Quartu Sant’Elena dall’Asd TP Team di Quartu con il supporto tecnico di Triathlonpoint.com.

L’atleta veneto, portacolori del team Eroi del Piave, ha terminato i 113 chilometri di percorso (1,9 di nuoto, 90 di ciclismo e 21 di corsa) tagliando il traguardo con il tempo di 3:38:44.
Sul podio, a confermare i pronostici della vigilia, anche lo spagnolo Marcel Zamora (3:45:19) e un altro azzurro, Alberto Casadei delle Fiamme Oro (3:46:24).
Primi ad uscire dall’acqua sono Casadei e Zamora, Cigana si difende bene uscendo 13° a circa 2’30” dal primo.
In bici Cigana sfodera le sue armi migliori, recupera posizioni e arriva primo al T2 con il miglior bike split (1:56:26) seguito a più di 6′ da Casadei e Zamora.
Cigana segna il miglior parziale anche nella frazione run (1:13:26) e vince con ampio margine, mentre alle sue spalle avviene il sorpasso di Zamora su Casadei.
Il titolo sardo maschile è andato a Enzo Bergamo, lombardo ma tesserato con il Triathlon Point Team e quinto nella graduatoria assoluta con 4:01:38.
Segnaliamo purtroppo il ritiro di Matteo Fontana durante la frazione corsa, a causa dei postumi di un infortunio.

Tra le donne, successo di Martina Dogana del Forhans Team (4:13:37) sull’esordienteElisabetta Curridori del Villacidro Triathlon che col tempo di 4:25:11 si aggiudica il titolo Sardo; terza Sara Tavecchio del Forhans Team in 4:35:55.
Martina Dogana ha praticamente dominato la gara concludendo in testa tutte e tre le frazioni, imponendo al T2 un distacco di circa 6′ alla diretta inseguitrice Elisabetta Curridori e di ben 10′ a Sara Tavecchio, 3^ alla fine della frazione ciclistica; la frazione podistica non modifica il podio ma dilata i distacchi, che a fine gara saranno di 11’34” per Elisabetta Curridori e di 22’18” per Sara Tavecchio.

Dai Social Network i commenti dei vincitori:

Martina Dogana: “Con le braccia, con le gambe, ma soprattutto con il cuore! Contenta della mia vittoria al primo Sardinia Half Triathlon!

Massimo Cigana: “Pronto riscatto oggi… Bellissima vittoria nella prima edizione dell’half triathlon Cagliari davanti a un mostro sacro quale Zamora e a Casadei. Gara spettacolare e grande organizzazione da parte dei ragazzi di Triathlonpoint!

 

Fonte: triathlete.it

Quando si parla di Massimo Cigana,
bisogna partire da lontano. Certo perché la sua storia di atleta è veramente colma di interessi e stravaganze. Massimo parte dal ciclismo sin da piccolo fino a diventare un Professionista nello stesso, confrontandosi con i più grandi campioni e incontrandoli sui più importanti campi gara del Mondo, e trovandosi anche al fianco di quella che è stata e sarà sempre una icona mondiale del nostro sport: Marco Pantani, il pirata, un incontro sicuramente importante e fondamentale nella carriera di Massimo. Poi, dopo anni di questo sport ecco la stravaganza di Massimo: passaggio al triathlon e non così tanto per esserci, ma da subito decide di entrare dalla porta principale per diventare nel giro di poco tempo un protagonista assoluto non solo a livello nazionale ma anche internazionale.

Massimo, la prima domanda, da grande appassionato, è: dopo una vita in sella ad una bici e migliaia e migliaia di chilometri sulle gambe, come è nata la conoscenza del triathlon?

Sapevo cos’era il triathlon e come si svolgeva. Come gare ne conoscevo due: una era l’ironman per eccellenza e cioè quello delle Hawaii e poi Bardolino perché incrociavo sempre i concorrenti in gara quando ero in raduno ciclistico con la mia squadra sul lago di Garda. Mai avrei pensato di praticare questo sport. La mia vita era il ciclismo. Ho incominciato a praticare triathlon solamente per una serie di circostanze casuali. E’ infatti grazie a Stefano Rossi che ho incominciato. Lui mi seguiva già nella mia carriera ciclistica attraverso i giornali e gli appassionati del luogo. Il destino volle che ci incontrassimo per la prima volta nel 2001 dal meccanico dove entrambi ci affidiamo. Era il primo giorno che uscivo da casa dopo quasi tre mesi. Giravo ancora in stampelle. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere si offrì di aiutarmi, in piscina, a ricostruire i muscoli “evaporati” dopo tante settimane passate disteso a letto. Ero circa venti chili in meno di adesso. Lui mi seguì nelle ore e ore passate in acqua insegnandomi gli esercizi da fare. Quando decisi di smettere con il ciclismo a fine 2003, mi convinse ad unirmi negli allenamenti di nuoto al gruppo di triatleti all’inizio del 2004. I primi allenamenti facevo fatica ad arrivare in fondo alla vasca di 25m. Da lì a pochi mesi incominciai a gareggiare in questa nuova disciplina.

Tu sei arrivato alle long distance per gradi, passando dagli sprint, agli olimpici e via via all’Ironman. Molti identificano il triathlon nel fare l’Ironman come obiettivo finale, tu credi sia fondamentale invece passare prima da queste distanze intermedie?

Sicuramente sì. Il primo anno ho partecipato a sprint e olimpici, il secondo ho allargato il raggio ai mezzi ironman e al termine del terzo feci il mio primo ironman. Bisogna costruire prima una base di fondo altrimenti si rischia di farsi del male. Io ero avvantaggiato dal mio background ciclistico.

Nel passaggio dal ciclismo al triathlon hai trovato maggior difficoltà di assimilazione nella frazione natatoria o maggiormente nella corsa?

Sicuramente natatoria. Il nuoto, purtroppo, è estremamente tecnico. La sensibilità , l’acquaticità , lo scivolamento, la presa e lo spostamento dell’acqua lo impari da piccolo fino ai 12-15 anni, dopodiché è sempre più complicato. Io ho incominciato a 30 anni perciò di difficoltà ne ho trovate un marea. Negli anni sono sicuramente migliorato ma non diventerò mai forte come il primo gruppo di nuotatori. Questo mi fa arrabbiare molto perché non posso sfogare la forza fisica vincolata dal gesto tecnico. Nella corsa invece, dopo la difficoltà di adattamento muscolare del primo periodo usando muscoli antagonisti, ho incominciato a correre forte abbastanza velocemente, probabilmente perché il gesto è simile a quello del ciclista.

Il 2009 è stato per te, Massimo, un grande anno con molte soddisfazioni, soprattutto hai strappato la slot per Kona 2010 e hai conquistato uno splendido terzo posto siglando il miglior tempo assoluto italiano su distanza Ironman 8h28’04”. Raccontaci le emozioni a poche centinaia di metri dall’arrivo.

E’ stata sicuramente una bella emozione. Anche se avevo un gran mal di gambe mi è venuta la pelle d’oca negli ultimi 500m, quando ormai ero sicuro del podio, incitato dalla moltitudine di gente ai margini della strada. Confesso che è stato un bicchiere mezzo pieno. Purtroppo le condizioni del mare sono state fatali per l’esito finale della gara. Sono convinto che avrei potuto vincerlo se il mare fosse stato piatto come era fino al giorno prima. Purtroppo la mattina della gara il vento ha incominciato a spirare forte dal mare agitandolo non poco. Non essendo un nuotatore di frequenza ho pagato molto la presenza delle onde non riuscendo mai a prendere il ritmo. Sono stato costretto ad affrontare tre quarti della bici da solo lottando con un vento infernale. Anche il tempo finale poteva essere decisamente migliore… sarà per la prossima volta.

Questo risultato per te è un punto di partenza oppure ad oggi pensi di aver già segnato un passo importante? 8h28’04” non sarà certo facile in Italia abbassarlo….. però puoi sempre riprovarci tu…

La conclusione di un ironman è il punto di partenza per quello successivo. Ogni volta fai tesoro di quello precedente per correggere gli errori fatti modificando ritmi e tattica tentando di raggiungere l’equilibrio perfetto. Per quanto riguarda il tempo sono convinto di fare attorno le 8h 15’
All’inizio Massimo hai gareggiato abbastanza in Italia ma ben presto ti sei spostato su appuntamenti internazionali, scelta dettata da cosa? Non credo solo dal montepremi….

All’inizio ho gareggiato in Italia perché non ero in grado di confrontarmi con l’elite mondiale. Quando ho raggiunto livelli accettabili, essendo un tipo ambizioso, ho incominciato ad andare all’estero dove il triathlon è molto popolare. E bello gareggiare ai massimi livelli di importanza e magari vincere. Ti dà un’emozione particolare.
Cosa manca al triathlon italiano? E da atleta, cosa ti senti di suggerire?

Mancano eventi di livello mondiale che spero avvengano presto e poi c’è uno scarso interesse mediatico. Purtroppo in Italia sembra che esista solo il calcio e non si dà importanza agli altri sport o per lo meno assai poca. Se anche la stampa ne parlasse un po’ aiuterebbe il sistema a crescere attirando anche l’attenzione degli sponsor.

Pensi che ti vedremo impegnato nei programmi della Nazionale?

Penso che farò il campionato mondiale long distance in Germania visto che il percorso ciclistico si adatta alle mie caratteristiche essendo piuttosto impegnativo. Permette buoni recuperi.

Nello scenario mondiale su distanza Ironman quale vedi l’atleta più completo e invece quale un talento emergente? Lo chiedo a te che sei sempre lì con i primi fianco a fianco e sicuramente hai la possibilità di verificare le caratteristiche di ognuno.

Il più completo in questi ultimi due anni si è dimostrato essere Alexander. Va veramente forte in tutte e tre le frazioni e in più è dotato di estrema intelligenza tattica. Talenti emergenti non saprei, sicuramente i due giovani dell’est che mi sono arrivati davanti, Kotshegarov e Kriat promettono bene, visto che entrambi erano all’esordio sulla distanza.

C’è qualche sport alternativo che pratichi per compensare, ad esempio Spinning, sci, sci di fondo o altro?

No, mi dedico solamente al triathlon. Penso che i tre sport praticati siano già sufficienti.

Con l’alimentazione che rapporto hai, sei maniacale e attento o ti concedi un po’ di tutto?

Non sono per niente maniacale, mi concedo di tutto senza esagerare

Il 70.3 di St. Polten è una gara alla quale sei affezionato. Come sta andando la sua preparazione anche in virtù del problema al piede?

Purtroppo ho avuto grossi problemi al tallone e al tendine d’Achille che sto ancora cercando di sistemare. La mia preparazione è stata alquanto rallentata visto che non ho praticamente corso a piedi da metà Gennaio fino a metà Aprile. Ho appena ricominciato anche se ho ancora problemi. Mi restano solo quaranta giorni per cercare di correre discretamente. St. Polten è una gara a cui tengo in particolar modo visto che l’ho vinta nel 2008.

Massimo, ci prometti che quest’anno ti vedremo in qualche gara italiana?

Certo che mi vedrete in Italia. Appena posso ci sarò!à

Un’ultima domanda: tu porti sempre la bandana……..ha qualche legame con quella di Marco Pantani?

Ho incominciato ad usarla da ciclista alla Mercatone Uno. Mi trovo bene perché è leggera, non dà fastidio, mi ripara dal sole o dal freddo.

Certo confrontarsi e farsi regalare emozioni da campioni di questo calibro…..da appassionato e praticante della multidisciplina, fa sempre un certo effetto. Si comprende come un trascorso agonistico sia dentro te Massimo, questo sicuramente oltre ad una dote innata è una marcia in più e lo dimostrano i tuoi risultati e la tua voglia di migliorarti. A St Polten saremo insieme anche se saranno due gare diverse la mia e la tua…però mi prometti una nuova intervista sotto il “Podio”? Noi continueremo a guardare Massimo e il tricolore che sventola sopra il gradino più alto….grazie di cuore…..Fabio

 

Fonte: italiatriathlon.it

Con le gambe ancora suonate dall’olimpico di Lavarone della settimana prima mi presento per il quarto anno consecutivo in questa gara che si presta benissimo alle mie caratteristiche. L’obiettivo è quello di tentare di rivincerla per la quarta volta consecutiva e quinta in totale. Purtroppo non sono mai riuscito a correre a piedi questa settimana a causa dei forti dolori alle gambe perciò la prestazione odierna era tutta da verificare.

Diverse centinaia di partecipanti al via, ma questo si sà poiché, quello di Mergozzo, è uno dei più storici e prestigiosi mezzi ironman italiani.

Questa volta limito bene i danni nel nuoto uscendo a 3’ 30”dalla testa in ottava posizione.

In un baleno, circa 15km,  mi ritrovo già in testa alla gara nonostante le gambe non fossero al 100%.

Con questo tracciato ho un feeling particolare… riesco a fare sempre differenze enormi rispetto agli altri concorrenti. Il percorso leggermente vallonato e sempre ventoso mettono in risalto tutte le mie doti ciclistiche. Nel secondo giro da 45 km le gambe migliorano nettamente e riesco a spingere bene fino in fondo con una media finale che rasenta i 44 kmh.

Il vantaggio a fine frazione è enorme… oltre i 15’. Mancano alla conclusione solamente i tre giri del percorso podistico. Riesco a completare quasi completamente il primo giro da 7km che non avevo ancora incrociato il secondo concorrente. Continuo col mio passo abbastanza controllato fino al termine della gara tagliando il traguardo con 16’ di vantaggio su Sansone.

A 100 m dalla fine una persona dell’organizzazione mi passa il caratteristico mazzo di fiori per il vincitore da tenere fino alla linea d’arrivo.

E con questa è cinquina! Non è mai facile rivincere la stessa gara, vincerla per cinque volte penso sia esaltante. Un tale risultato vuol dire entrarne a far parte profondamente.

Una soddisfazione enorme rivincere questa gara. Ho un ricordo indelebile e un pensiero speciale per questo posto. Fu la mia prima vittoria in assoluto nella mia nuova carriera nel triathlon nel ormai lontano 2005… 10 anni esatti. Un bel modo per festeggiare.

Sinceramente mi aspettavo una frazione run più facile, si è dimostrata la parte più dura.

Giornata fantastica… sole e caldo come piace a me.

Nuoto nelle acque miti del lago omonimo dove esco in nona posizione a 3’40” da Butturini.

Parto subito forte per cercare di recuperare il più possibile viste le caratteristiche del tracciato. Un continuo susseguirsi di salitelle con un bel dislivello totale. Passo via tutti staccandoli abbastanza agevolmente. Il solo Iuliano riesce a tenermi la ruota per quasi tutto il percorso tranne che sulla salita finale che ci portava in T2. Nell’ultimissimi chilometri vedo poco avanti Butturini. Mi avvicino a tal punto da scendere a solo una ventina di secondi di ritardo e una ventina di vantaggio su Iuliano. Da qui incomincia la frazione run che sembrava più un trail, tutto off road. Salite e discese parecchio ripide che mi massacrano le gambe. Nonostante la durezza del tracciato riesco a fare un bel ritmo e passare via Butturini dopo circa un chilometro. Dietro di me Iuliano che mi tallona per tutti i 10km sempre a una trentina di secondi di distacco. Stremato finalmente entro nella retta finale dopo l’ennesima salita e taglio l’arrivo stanco ma estremamente soddisfatto con solo 12” di vantaggio su Iuliano che me l’ha fatta sudare più del previsto.

Per la quarta volta medaglia d’argento al campionato italiano di lungo. Purtroppo arrivavo da una settimana pessima. Le sensazioni pre gara erano abbastanza preoccupanti… una stanchezza che lasciava poche speranze a una prestazione di primo piano. Anche nel giro in bici del Sabato facevo una gran fatica nel provare la salita. Sicuramente ho sbagliato qualche cosa negli allenamenti di avvicinamento. Spesso si tende ad esagerare pensando che l’allenamento non sia mai abbastanza. Molte volte il riposo è il miglior allenamento, specie nella settimana della gara.

Alla vigilia era preannunciata la sfida tra me ed Alessandroni. Così e stato anche se non appieno come avrei voluto.

Esco dall’acqua con cinque minuti esatti da Alberto e parto in bici. Subito sento le gambe che non andavano e, di aggiunta, un problema che mi assilla da inizio stagione… un forte mal di schiena che mi si ripercuote anche sulla gamba destra.

Faccio il mio ritmo ma le cose col passare del tempo peggiorano. La gamba destra non ne voleva sapere di spingere al 100%. Fattostà che perdo altri 5’ in quella che dovrebbe essere la mia frazione di forza. Scendo in seconda posizione e, con ormai il cuore rassegnato, parto per gli ultimi 21km a piedi. Un distacco di 10’ dalla testa è veramente troppo. Recupero chilometro dopo chilometro. L’entusiasmo del pubblico sale a dismisura. C’era molto più tifo per me che non per Alessandroni che comandava la gara. Mi avvicino sempre più. Il mio passo sempre costante tra 3’30” e 3’35”/km mentre quello di Alberto cala sempre di più complice anche una crisi sul finale. Il tifo e l’entusiasmo salgono a dismisura ma ormai i chilometri sono finiti. Nell’ultima frazione recupero 7’30” e chiudo a 2’30” dal vincitore. Un vero peccato perché con una mia normale prestazione si poteva anche vincere però il fisico ogni giorno è diverso dal giorno prima e la prestazione ne consegue. Vince sempre chi taglia per primo la linea dell’arrivo perciò i complimenti vanno ad Alberto neo campione italiano. Il mio solito show di recupero non è stato completato la 100%… peccato, ma pensiamo alla prossima.

A distanza di tre anni ritorno a fare un Ironman 70.3 ufficiale.

Avevo già partecipato a questa gara l’anno scorso ma non era marchiata Ironman. Ero rimasto impressionato dalla qualità organizzativa e dal numero dei partenti. Già all’epoca non aveva nulla da che invidiare a una gara Ironman o Challenge.

Nel 2014 ero arrivato secondo dietro il detentore della miglior prestazione mondiale sulla massima distanza, il tedesco Andreas Raelert. Quest’anno non stavo molto bene fisicamente e l’ho pagata soprattutto nella frazione in bici. Purtroppo il cielo era coperto e per le mie caratteristiche non è il massimo. Sono abbastanza meteoropatico e prendo molta energia positiva dal sole.

Esco dall’acqua con circa quattro minuti e mezzo dalla testa. Inforco la mia bici e via menare. Le strade bagnate dalla pioggia notturna e il vento rallentano un po’ il passo.

Recupero un pò di posizioni ma le gambe non sono quelle dei giorni migliori. Sceso a piedi, nonostante tutto, non mi sentivo malissimo e mi metto subito di buon passo. Adesso l’umidità si è fatta pesante perchè è uscito il sole e tutta l’acqua sull’asfalto ha incominciato ad evaporare. Mi ricordava il clima tailandese dove io mi esprimo sempre bene. Recupero, recupero, recupero e riesco ad agganciare il terzo a un chilometro dalla fine. Resto con lui per mezzo chilometro ma poi lui accelera per lo sprint finale e io non riesco a resistere a tale variazione. Chiudo con onesto quarto posto a pochi secondi. Il terzo sarebbe stato il top visto la giornata complicata. Resta la bella soddisfazione di aver stampato il miglior parziale nella frazione a piedi. Vince il fortissimo tedesco Frommhold, secondo l’ucraino blokhin, terzo l’idolo locale Sowinski.

Altra Domenica, altra gara. Questa volta tocca all’olimpico no draft di Brasimone. Un posto molto interessante in pieno Appennino Toscano.

Frazione natatoria dentro la diga di Brasimone. Acqua perfetta. Un bel gruppo di partenti pronti ad affrontare l’impegnativo percorso ciclistico.

Esco dal nuoto con circa 3’30” di distacco dal favorito Barnaby in un periodo di splendida forma. Salgo sulla bici e via andare. Nonostante sia una gara do draft opto per la bici da strada viste le caratteristiche del tracciato. Recupero tante posizioni in poco tempo. Scendo in T2 a circa 1’30” dalla coppia al comando Barnaby-Biagiotti. Due giri da 5km attorno al bacino artificiale. Imposto un bel passo attorno i 3’25”/km. Al termine della prima tornata riprendo Biagiotti e lo passo via. Poco dopo rallento il passo in modo da non tirarmi troppo il collo in vista dell’Ironman 70.3 Polonia della settimana successiva. Avevo capito che era impossibile andare a riprendere anche il battistrada perciò ho preferito gestire le forze. Vince così il giovane Barnaby, io secondo e terzo Biagiotti.