Con le gambe ancora suonate dall’olimpico di Lavarone della settimana prima mi presento per il quarto anno consecutivo in questa gara che si presta benissimo alle mie caratteristiche. L’obiettivo è quello di tentare di rivincerla per la quarta volta consecutiva e quinta in totale. Purtroppo non sono mai riuscito a correre a piedi questa settimana a causa dei forti dolori alle gambe perciò la prestazione odierna era tutta da verificare.

Diverse centinaia di partecipanti al via, ma questo si sà poiché, quello di Mergozzo, è uno dei più storici e prestigiosi mezzi ironman italiani.

Questa volta limito bene i danni nel nuoto uscendo a 3’ 30”dalla testa in ottava posizione.

In un baleno, circa 15km,  mi ritrovo già in testa alla gara nonostante le gambe non fossero al 100%.

Con questo tracciato ho un feeling particolare… riesco a fare sempre differenze enormi rispetto agli altri concorrenti. Il percorso leggermente vallonato e sempre ventoso mettono in risalto tutte le mie doti ciclistiche. Nel secondo giro da 45 km le gambe migliorano nettamente e riesco a spingere bene fino in fondo con una media finale che rasenta i 44 kmh.

Il vantaggio a fine frazione è enorme… oltre i 15’. Mancano alla conclusione solamente i tre giri del percorso podistico. Riesco a completare quasi completamente il primo giro da 7km che non avevo ancora incrociato il secondo concorrente. Continuo col mio passo abbastanza controllato fino al termine della gara tagliando il traguardo con 16’ di vantaggio su Sansone.

A 100 m dalla fine una persona dell’organizzazione mi passa il caratteristico mazzo di fiori per il vincitore da tenere fino alla linea d’arrivo.

E con questa è cinquina! Non è mai facile rivincere la stessa gara, vincerla per cinque volte penso sia esaltante. Un tale risultato vuol dire entrarne a far parte profondamente.

Una soddisfazione enorme rivincere questa gara. Ho un ricordo indelebile e un pensiero speciale per questo posto. Fu la mia prima vittoria in assoluto nella mia nuova carriera nel triathlon nel ormai lontano 2005… 10 anni esatti. Un bel modo per festeggiare.

Sinceramente mi aspettavo una frazione run più facile, si è dimostrata la parte più dura.

Giornata fantastica… sole e caldo come piace a me.

Nuoto nelle acque miti del lago omonimo dove esco in nona posizione a 3’40” da Butturini.

Parto subito forte per cercare di recuperare il più possibile viste le caratteristiche del tracciato. Un continuo susseguirsi di salitelle con un bel dislivello totale. Passo via tutti staccandoli abbastanza agevolmente. Il solo Iuliano riesce a tenermi la ruota per quasi tutto il percorso tranne che sulla salita finale che ci portava in T2. Nell’ultimissimi chilometri vedo poco avanti Butturini. Mi avvicino a tal punto da scendere a solo una ventina di secondi di ritardo e una ventina di vantaggio su Iuliano. Da qui incomincia la frazione run che sembrava più un trail, tutto off road. Salite e discese parecchio ripide che mi massacrano le gambe. Nonostante la durezza del tracciato riesco a fare un bel ritmo e passare via Butturini dopo circa un chilometro. Dietro di me Iuliano che mi tallona per tutti i 10km sempre a una trentina di secondi di distacco. Stremato finalmente entro nella retta finale dopo l’ennesima salita e taglio l’arrivo stanco ma estremamente soddisfatto con solo 12” di vantaggio su Iuliano che me l’ha fatta sudare più del previsto.

Per la quarta volta medaglia d’argento al campionato italiano di lungo. Purtroppo arrivavo da una settimana pessima. Le sensazioni pre gara erano abbastanza preoccupanti… una stanchezza che lasciava poche speranze a una prestazione di primo piano. Anche nel giro in bici del Sabato facevo una gran fatica nel provare la salita. Sicuramente ho sbagliato qualche cosa negli allenamenti di avvicinamento. Spesso si tende ad esagerare pensando che l’allenamento non sia mai abbastanza. Molte volte il riposo è il miglior allenamento, specie nella settimana della gara.

Alla vigilia era preannunciata la sfida tra me ed Alessandroni. Così e stato anche se non appieno come avrei voluto.

Esco dall’acqua con cinque minuti esatti da Alberto e parto in bici. Subito sento le gambe che non andavano e, di aggiunta, un problema che mi assilla da inizio stagione… un forte mal di schiena che mi si ripercuote anche sulla gamba destra.

Faccio il mio ritmo ma le cose col passare del tempo peggiorano. La gamba destra non ne voleva sapere di spingere al 100%. Fattostà che perdo altri 5’ in quella che dovrebbe essere la mia frazione di forza. Scendo in seconda posizione e, con ormai il cuore rassegnato, parto per gli ultimi 21km a piedi. Un distacco di 10’ dalla testa è veramente troppo. Recupero chilometro dopo chilometro. L’entusiasmo del pubblico sale a dismisura. C’era molto più tifo per me che non per Alessandroni che comandava la gara. Mi avvicino sempre più. Il mio passo sempre costante tra 3’30” e 3’35”/km mentre quello di Alberto cala sempre di più complice anche una crisi sul finale. Il tifo e l’entusiasmo salgono a dismisura ma ormai i chilometri sono finiti. Nell’ultima frazione recupero 7’30” e chiudo a 2’30” dal vincitore. Un vero peccato perché con una mia normale prestazione si poteva anche vincere però il fisico ogni giorno è diverso dal giorno prima e la prestazione ne consegue. Vince sempre chi taglia per primo la linea dell’arrivo perciò i complimenti vanno ad Alberto neo campione italiano. Il mio solito show di recupero non è stato completato la 100%… peccato, ma pensiamo alla prossima.

A distanza di tre anni ritorno a fare un Ironman 70.3 ufficiale.

Avevo già partecipato a questa gara l’anno scorso ma non era marchiata Ironman. Ero rimasto impressionato dalla qualità organizzativa e dal numero dei partenti. Già all’epoca non aveva nulla da che invidiare a una gara Ironman o Challenge.

Nel 2014 ero arrivato secondo dietro il detentore della miglior prestazione mondiale sulla massima distanza, il tedesco Andreas Raelert. Quest’anno non stavo molto bene fisicamente e l’ho pagata soprattutto nella frazione in bici. Purtroppo il cielo era coperto e per le mie caratteristiche non è il massimo. Sono abbastanza meteoropatico e prendo molta energia positiva dal sole.

Esco dall’acqua con circa quattro minuti e mezzo dalla testa. Inforco la mia bici e via menare. Le strade bagnate dalla pioggia notturna e il vento rallentano un po’ il passo.

Recupero un pò di posizioni ma le gambe non sono quelle dei giorni migliori. Sceso a piedi, nonostante tutto, non mi sentivo malissimo e mi metto subito di buon passo. Adesso l’umidità si è fatta pesante perchè è uscito il sole e tutta l’acqua sull’asfalto ha incominciato ad evaporare. Mi ricordava il clima tailandese dove io mi esprimo sempre bene. Recupero, recupero, recupero e riesco ad agganciare il terzo a un chilometro dalla fine. Resto con lui per mezzo chilometro ma poi lui accelera per lo sprint finale e io non riesco a resistere a tale variazione. Chiudo con onesto quarto posto a pochi secondi. Il terzo sarebbe stato il top visto la giornata complicata. Resta la bella soddisfazione di aver stampato il miglior parziale nella frazione a piedi. Vince il fortissimo tedesco Frommhold, secondo l’ucraino blokhin, terzo l’idolo locale Sowinski.

Altra Domenica, altra gara. Questa volta tocca all’olimpico no draft di Brasimone. Un posto molto interessante in pieno Appennino Toscano.

Frazione natatoria dentro la diga di Brasimone. Acqua perfetta. Un bel gruppo di partenti pronti ad affrontare l’impegnativo percorso ciclistico.

Esco dal nuoto con circa 3’30” di distacco dal favorito Barnaby in un periodo di splendida forma. Salgo sulla bici e via andare. Nonostante sia una gara do draft opto per la bici da strada viste le caratteristiche del tracciato. Recupero tante posizioni in poco tempo. Scendo in T2 a circa 1’30” dalla coppia al comando Barnaby-Biagiotti. Due giri da 5km attorno al bacino artificiale. Imposto un bel passo attorno i 3’25”/km. Al termine della prima tornata riprendo Biagiotti e lo passo via. Poco dopo rallento il passo in modo da non tirarmi troppo il collo in vista dell’Ironman 70.3 Polonia della settimana successiva. Avevo capito che era impossibile andare a riprendere anche il battistrada perciò ho preferito gestire le forze. Vince così il giovane Barnaby, io secondo e terzo Biagiotti.